Riflettendo sul Sabato Santo don Primo Mazzolari si sofferma sulle guardie mandate a custodire il Sepolcro dov’è stato posto Gesù e sulle donne che saranno protagoniste dell’incontro con il Risorto. Il testo pubblicato sul quindicinale «Adesso » fa parte della raccolta: «Senza Pasqua non c’è Primavera» curata da padre Leonardo Sapienza.
I Pilato disse loro: «Avete la vostra guardia, andate e assicuratevi come credete», Ed essi andarono e assicurarono il sepolcro, sigillandovi la pietra e mettendovi la guardia. ( Matteo 27, 65-66) pensieri non sono mai troppi, né le cautele, quando si è poco sicuri che ciò che abbiamo fatto sia secondo giustizia. Quel gruppo di guardie, a servizio del Tempio, e che vengono mandate dai sacerdoti a guardare il Sepolcro del Crocifisso del Golgota, non avevano niente da spartire con gli interessi dei loro padroni. Se mai, avevano interesse che quel Morto fosse davvero il Messia e che risuscitasse veramente, come aveva detto, per la salvezza di Israele. Non avevano bisogno anche essi di venir liberati? Il procuratore Ponzio Pilato, scettico fin che volete ma non sprovveduto di buon senso, seccatissimo di tutto quell’affare che minaccia di trascinarsi anche dopo la morte del Protagonista, se ne lava proprio le mani stavolta, inaugurando la parola arrangiatevi. « Avete la vostra guardia, andate e assicuratevi come credete ». Con i morti Roma non combatte! « Deorum Manium jura sancta sunto ». Ma a me interessa la sorte di quel gruppo di guardiani di un sepolcro sigillato e il loro animo, sia nel servire che nel rendere testimonianza, non secondo i fatti che avevano visto, ma secondo l’interpretazione dei loro padroni. Le donne, che furono le ultime a lasciare il Sepolcro, incrociano con il picchetto che vi sale e che per due notti e un giorno monterà di guardia alla tomba del Nazareno. La sua regalità veniva involontariamente proclamata dai suoi stessi nemici, come la sua potenza, che non poteva conoscere la corruzione del sepolcro. La Provvidenza si serve perfino della nostra paura per aumentare gli omaggi e le testimonianze al Vivente. Sono ancora le donne che « all’alba del primo giorno della settimana » ( Matteo 28, 1), mentre tornano a visitare il Sepolcro, si incontrano con «alcuni della guardia che venivano in città a riferire ai capi dei sacerdoti quanto era accaduto» ( Matteo 28, 11). Ciò che era accaduto qualche ora prima nessuna forza umana poteva impedirlo, perché l’impeto della Vita è cosa divina e il Risorto è ormai fuori di ogni umano controllo. Quanta umiliazione, però, per i sommi sacerdoti e gli anziani, che si vedono clamorosamente smentiti dal fatto e giudicati dai propri subordinati! Talvolta ci chiediamo, con meraviglia, come si smarrisca, anche nell’umile gente, il senso dell’autorità. Così, esercitandola male, la nostra autorità, qualsiasi nostra autorità, perché nessuno è tanto stupido da non capire la sragionevolezza di certe disposizioni. Le guardie del Sepolcro, ancor prima di vedere il Sepolcro spalancarsi, avevano l’impressione di essere a servizio di una causa finita. Ma di questo il Sinedrio non si dà pensiero: urge assicurarsi il silenzio della gente che ha veduto ciò che non doveva vedere. Nel Consiglio degli anziani, si decise di comprare il loro silenzio (cfr. Matteo 28, 12). In tempi meno leggiadri e con uomini meno scrupolosi, il taglio della testa sarebbe stato più spedito e sicuro. Invece, mettono mano alla borsa. Da buoni ebrei essi credono nel denaro. Con Giuda non era andata bene? Ma il silenzio delle guardie non basta: ci vuole una versione addomesticata dell’avvenimento ed è trovata su due piedi: « Dichiarate: i suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo » ( Matteo 28, 13). In più, la garanzia di impunità: « e se mai la cosa verrà all’orecchio del governatore noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni noia » ( Matteo 28, 14). Falsari sempre, falsari dappertutto: e dappertutto, povera gente che « prende del denaro e fa secondo le istruzioni ricevute » ( Matteo 28, 15). Ma non ci fu nessun colloquio fra gli angeli e le guardie? Nessuna parola del Risorto a questi poveri guardiani del suo Sepolcro glorioso? Per placarmi il cuore pieno di tristezza, ho bisogno di immaginarmene qualcuno in ginocchio, nella sfolgorante luce della Pasqua e che quella luce si sia chiusa nel loro cuore in attesa di una libera espansione, nel giorno della Pentecoste. Non si può essere testimoni, sia pure involontari, del più grande fatto della storia, senza che uno porti, nel cuore, le vocazioni della fede.
don Primo Mazzolari
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